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i libri di Massimo Recchioni sulla storia "scomoda": dalla lotta partigiana al Nord e nelle borgate romane alla restaurazione del dopoguerra, dai processi politici all'esilio in Cecoslovacchia...



Francesco Moranino, il Comandante "Gemisto"
Un processo alla Resistenza

Derive Approdi, 2013

Francesco Moranino, nato in un piccolo centro del Biellese nel 1920, fu arrestato dai fascisti all'inizio del 1941 e condannato a 12 anni di carcere dal tribunale speciale. Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, torno' in Piemonte e, col nome di battaglia di "Gemisto, formo', insieme ad altri giovani come lui, una tra le primissime Brigate Garibaldi. Quella Brigata, unendosi ad altre, sarebbe diventata, nell'autunno del 1944, la Divisione "Nedo", con 1.500 componenti.
Dopo la liberazione, come componente piu' giovane in assoluto, Moranino fu eletto all'Assemblea Costituente. Nel 1947, nel terzo governo De Gasperi, fu chiamato a ricoprire il ruolo di sottosegretario alla Difesa.
Poi venne il 1948, e con esso le elezioni politiche che segnarono la sconfitta del "Fronte Popolare" e l'inizio della "restaurazione". I fascisti, cifre alla mano, furono nella quasi totalita' amnistiati. Molti partigiani, tra i quali Moranino, furono invece oggetto di indagine e destinatari di rinvio a giudizio. Nel novembre del 1944 il Comando della Divisione Nedo aveva dovuto prendere la sofferta decisione di uccidere cinque uomini, reputati delle spie. Poche settimane dopo furono uccise anche le mogli di due di essi.
La storia di Moranino e' stata tramandata a noi come frutto dell'informazione "monocolore" dell'epoca. Il processo a Gemisto (primo parlamentare della storia della Repubblica per il quale fu concessa l'autorizzazione a procedere e all'arresto) fu celebrato nel pieno della guerra fredda, con una magistratura che ben poco si discostava da quella del ventennio. Inoltre, nel processo, numerose testimonianze a difesa non vennero considerate; molti testimoni cambiarono versione. Insomma Moranino andava riconosciuto colpevole e lo fu. Stravolgendo i fatti, scagionando tutti gli altri, persino la dozzina di persone che materialmente sparo'; perche' solo cosi' si poteva negare la decisione "colletiva"; perche' solo cosi' addebitando quei fatti a una sola persona si poteva disconoscere l'azione di guerra.
Il deputato Moranino fuggi' a Praga, poi ritorno', poi rifuggi'... alla fine, quando - solo nel 1966 - si riconobbero quei fatti come fatti di guerra, torno' in Italia, dove, due anni dopo, fu eletto al Senato. Mori', a soli 51 anni, nel 1971.
Con l'analisi delle testimonianze, delle carte processuali, della figura di quel giovanissimo capo partigiano, ne emerge la storia di un processo politico che, nel clima di quegli anni bui, tendeva a colpire il partito comunista e il movimento resistenziale. A distanza di tanti anni, un po' di luce su una figura "scomoda" per il suo stesso partito e sul processo che lo condanno'.